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Rilegatura della tesi

Rilegatura della tesi: ecco le tecniche orientali.

È giunto il momento di scegliere la rilegatura della tesi.

Dopo tre anni passati sui libri e gli ultimi mesi a scrivere il nostro elaborato non vediamo l’ora di stringere tra le mani il prodotto finito.

Le possibilità di rilegatura per una tesi sono tante e tutte diverse.

Oggi, i rilegatori esperti cercano di soddisfare ogni richiesta ed esigenza del cliente anche le più strane. Come l’uso di materiali particolari per la copertina, formati diversi rispetto allo standard o incisioni particolari sul dorso ecc.

Ma è sempre stato così?

La storia della rilegatura occidentale ci ha insegnato che da sempre nobili e ricchi intellettuali hanno in un certo senso condizionato le caratteristiche fisiche dei libri, ovvero i manoscritti, rigorosamente ricopiati a mano e conservati in involucri di pelle e legno, venivano commissionati solo ed esclusivamente dal ceto medio-alto. Dunque, era élite ad imporre la moda all’epoca.

Le cose sono cambiate con l’avvento della stampa e la diffusione dell’alfabetizzazione che ha permesso ai libri di raggiungere tutta la popolazione.

Lo stesso destino è riservato alla rilegatura della tesi e dei testi accademici in generale.

Difatti, la stessa università inizialmente era frequentata solo dai figli delle famiglie più abbienti proprio perché occorrevano enormi somme di denaro per sostenere non solo i corsi, ma anche il vero e proprio acquisto dei libri.

Che cosa dire invece della stampa orientale? La loro storia in questo ambito non è poi così distante dalla nostra: anche loro hanno iniziato dalla scrittura sui rotoli per poi svilupparsi fino al formato libro.

Potrebbe essere interessante, però, ripercorrere alcuni dei metodi di stampa orientali trarre qualche strana ispirazione per la nostra rilegatura della tesi.

4 tecniche di rilegatura orientali:

  1. Il Kansusou, il rotolo.

I latini avevano il cosiddetto volumen gli orientali il Kansusou.

Difatti, il rotolo è una delle forme più antiche di libro al mondo ed è formato da un insieme di fogli uniti tra di loro orizzontalmente per mezzo di una colla vegetale.

Al termine del rotolo si applicava un foglio copertina e un rullo attorno al quale aera possibile riavvolgere “il libro”.

Era uso comune utilizzare solo la parte interna del rotolo. Mentre la parte esterna è sfruttata solo in caso di mancanza di spazio per l’aggiunta di note o passi mancanti.

Questa tecnica prendeva il nome di Uragaki, ovvero iscrizione sul retro.

  1. Orihon, Rilegatura a fisarmonica.

Un’altra tecnica di rilegatura appartenente alla tradizione giapponese è l’Orihon: consiste in un insieme di fogli uniti tra di loro orizzontalmente alla maniera del rotolo solo che invece di essere arrotolati vengono ripiegati l’uno sull’altro andando a formare un’unica fisarmonica.

L’Orihon ovviamente risultava un formato più facile da leggere rispetto ai rotoli in quanto non era necessario riavvolgerlo una volta terminata la lettura. In Cina e in Giappone il formato a fisarmonica era generalmente destinato alla stampa dei libri sacri.

  1. Detchouso, Rilegatura in Stile orientale.

È il formato che si avvicina di più al libro occidentale, al suo interno i fogli sono piegati in due e posti l’uno sopra l’altro ed incollati insieme lungo la piegatura centrale.

Il difetto del Detchouso è proprio nell’uso della colla che dopo diversi utilizzi tende a cedere e con il passare del tempo attira dei piccoli insetti chiamati Shibamushi, che mangiano la carta deteriorando irrimediabilmente l’opera.

  1. Tetsuyousou, Rilegatura multisezione.

Si tratta di una rilegatura a fascicoli che prevede che ciascun plico sia formato da 5 fogli piegati in due e posti l’uno sull’altro.

Questa tecnica di piegatura viene detta Ori, termine da cui deriva la famosa tecnica di piegare la carta: l’Origami.

Una volta raggruppati i fogli vi si applicavano dei fori lungo la piegatura in cui passava il filo che doveva tenere uniti i vari fascicoli.

Dall’unione di queste tecniche è poi nata la rilegatura delle tesi come noi la vediamo al giorno d’oggi.